Villa Giovanelli Fogaccia è opera di Marcello Piacentini, fra gli architetti più influenti del Novecento italiano. Il progetto si riconosce ancora oggi nell’impianto della dimora: lo scalone in travertino, la proporzione delle sale, il rapporto fra la casa e il parco che la circonda.
Un progetto che si legge camminando
Ci sono edifici che vanno spiegati e altri che si spiegano da soli. Questo appartiene al secondo gruppo. L’ingresso non punta all’effetto immediato: prepara. Lo scalone in travertino porta verso l’alto con una scansione regolare, e quando si arriva al salone la stanza sembra più grande di quanto sia, perché il percorso l’ha annunciata.
È lo stesso motivo per cui il salone da ballo funziona bene con un banchetto: centotrentadue metri quadri con le proporzioni giuste sono più utilizzabili di una sala più grande ma sbilanciata.
La casa e il parco sono lo stesso progetto
Il parco non è un giardino aggiunto attorno a una casa già finita. I viali alberati, le fontane monumentali e le prospettive verso la villa fanno parte dello stesso disegno: da certi punti del parco l’edificio si inquadra da solo, e non è un caso.
Le settantamila essenze arboree piantate nel corso dei decenni hanno reso quel disegno più fitto di come nacque. Molte furono danneggiate durante la guerra e sostituite una per una.
Che cosa significa per chi ci organizza un evento
Significa che gli spazi hanno già una loro logica, e che assecondarla costa meno fatica che contrastarla. Le fotografie migliori nascono quasi sempre nei punti che l’architetto aveva pensato come punti di vista; il percorso naturale degli ospiti — arrivo, parco, scalone, salone — è quello che la casa suggerisce da sola.
Il modo migliore per capirlo è vederlo. Le visite sono su appuntamento.




