Costruita agli inizi del Novecento da Marcello Piacentini, uno dei maggiori architetti e urbanisti italiani, la villa racconta oltre un secolo di storia, arte e passione.
Inaugurata il 1° aprile 1938 da Re Vittorio Emanuele III, ha ospitato nel tempo diversi personaggi illustri, fra cui Pietro Badoglio, il maresciallo Rodolfo Graziani e i cardinali Fumasoni Biondi, Marchetti Selvaggiani e Micara.
I momenti chiave
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Inizi del Novecento
La costruzione
«Vede quella collina? Vorremmo costruirci la casa, press’a poco come il Palazzo di Clusone». Così le contessine Fogaccia parlottavano con l’architetto Marcello Piacentini. E la costruzione iniziò: nell’Agro Romano, fra la Boccea e l’Aurelia, a tre chilometri da San Pietro.
La figura della villa nasce attorno a una vecchia torre centrale — tufo a vista, collocato volutamente a caso — alla quale, nel corso dei secoli, si affiancarono altre costruzioni.
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16 marzo 1924
L’arrivo della luce elettrica
Proprio nel giorno dell’annessione di Fiume all’Italia arrivò la luce elettrica. Ricordava il conte Piero Fogaccia: «Dopo un infuocato tramonto, la lampada mandò sul piazzale la sua pallida luce, che il volgere delle ore verso notte rese splendente nella fonda oscurità… Piccole fiammelle, dal Forte Boccea per circa tre chilometri, segnavano la linea che scendeva la spalletta per risalire quella di fronte. La linea del tetto della casa era illuminata e così il piazzale».
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1° aprile 1938
L’inaugurazione reale
Sua Maestà Vittorio Emanuele III, accompagnato da Asinari di Bernezzo, suo primo aiutante di campo, inaugurava la villa. Si soffermò a osservare il plastico della Borgata Fogaccia e le fotografie che segnavano il progressivo sviluppo della bonifica.
Si racconta che Sua Maestà, per rispetto alla nobiltà della famiglia, abbia camminato lungo le pareti dell’ingresso per evitare di calpestare lo stemma.
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1940 – 1944
La guerra e la santa reliquia
La villa, residenza romana dei principi Giovanelli, è uscita indenne dal secondo conflitto mondiale. Il cannone tuonava: dalla Pineta Sacchetti gli Alleati, dalla Borgata i Tedeschi. Carri armati, mitragliatrici e relitti nei viali.
Quando i Tedeschi spogliarono la villa non si accorsero della reliquia della Santa Croce custodita in un armadio. Il 6 giugno 1944 gli Americani disinnescarono le bombe a orologeria piazzate dai nazisti in ritirata, salvando la villa dalla distruzione. Alla presenza della reliquia si attribuisce il merito di aver protetto la proprietà.
Un’idea nuova di casa

Piacentini sperimentò qui per la prima volta una sua concezione della casa privata: le sale di soggiorno non stanno sullo stesso livello dei piani, ma a metà fra il pianterreno rialzato e il primo piano.
Il sistema si rivelò molto pratico: per passare da un piano all’altro si fa una sola rampa di scale invece di due.
Il cortile d’ingresso è in sampietrini con cordoni di travertino; all’interno, pareti dorate con tinte di avorio, tufo, verde, rosso cupo, arancione e viola.
Chi era Marcello Piacentini

Figlio di Pio Piacentini, a cui si devono il Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale e il Ministero di Grazia e Giustizia, Marcello nacque l’8 dicembre 1881 ed ebbe nel padre il primo maestro.
Il primo periodo, dedicato alla dignità classica dell’architettura italiana, ebbe sviluppo nella Bergamo nuova: palazzi, porticati, piazze e la torre. La Casa Madre dei Mutilati, la Banca d’Italia e questa villa segnano il passaggio verso la nuova architettura.
Al secondo periodo appartengono il Monumento alla Vittoria di Bolzano, l’Arco di Trionfo di Genova, piazza della Vittoria a Brescia, la Città degli Studi e la chiesa di Cristo Re a Roma, e via della Conciliazione.

